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IBM Think 2018: cosa trasferiremo ai nostri clienti

By | 2018-04-13T17:28:07+00:00 27 marzo 2018|Categories: Eventi, infrastructure|Tags: , , , , , , |

L’evento più importante per IBM e per i suoi partner è da sempre fonte di ispirazione: riordiniamo le idee con Duccio Manganelli. Da IBM Think 2018 di Las Vegas non si può non tornare pieni di input positivi. Una gran mole di informazioni, novità ed esperienze che ha bisogno di essere assimilata, razionalizzata e, infine, modellata sulla propria realtà, per trasferire ai propri clienti l’energia positiva di una tecnologia che, oggi come non mai, si concede totalmente al business. Duccio Manganelli, responsabile commerciale e membro del consiglio di amministrazione di Uno Informatica, tenta di razionalizzare gli input e di sintetizzarli in questa intervista. Duccio, è possibile fare una sintesi proficua della tua esperienza all’IBM Think di Las Vegas? Ci provo, sviluppando sei concetti principali: tre paradigmi strategici e tre tecnologici che, poi, come vedremo si intrecciano inevitabilmente. L’ispirazione da cui ricaviamo il primo gruppo di concetti viene direttamente dallo speech dall’Amministratore Delegato di IBM Ginni Rometty. Intanto, dice Ginni, per le aziende è questo il momento di investire nella piena comprensione delle piattaforme digitali. Un momento in cui la tecnologia non è mai stata così vicina al business, un momento di profondo rinnovamento di entrambi. La conoscenza, e quindi la competenza, è un altro concetto particolarmente stressato da Ginni Rometty. In un mercato in cui si è in tanti, diventa essenziale evitare la standardizzazione delle piattaforme e dell’offerta ma, piuttosto, essere ben radicati nei settori verticali che si presidiano meglio, per esperienza e per conoscenza. Per noi di Uno Informatica, per esempio, significa essere pienamente coscienti delle esigenze del mercato del Fashion, del Retail, della GDO, del Pharma, delle Utilities, del Finance. Infine, il terzo asset fondamentale: la continua crescita di una profonda competenza tecnologica, quella che più ci appartiene. Passiamo ai concetti tecnologici. Sono altri tre, come detto, interconnessi tra loro e legati a un unico fattore comune: i dati. Va da sé che per IBM il Cognitive Computing, di cui fanno parte l’Intelligenza Artificiale e il deep/machine learning - in altre parole Watson e il PowerAI - sia il primo, fondamentale. A seguire l’Hybrid Cloud, altro paradigma portato al successo da IBM e, per finire, la Security. Queste tre aree le abbiamo definite interconnesse tra loro, ma anche componibili nell’ordine che più è opportuno, per noi System Integrator e, soprattutto, per i nostri clienti. Decliniamole una a una all’interno della filosofia di Uno Informatica. Certamente a noi di Uno Informatica l’Hybrid Cloud è quella che ci piace di più. Perché siamo integratori di sistemi e perché abbiamo una grande esperienza nello sviluppo di progetti Storage. Oggi il nostro approccio distintivo ci viene riconosciuto, dai clienti e da IBM. A seguire non posso che considerare la Security, imprescindibile dalla Cloud, dallo Storage e dal Networking, perché i dati vanno protetti, ovunque siano. Infine, viene il Cognitive. Non certo in una scala di importanza ma per una certa profondità del paradigma. Sia Watson – pensando alle soluzioni “on cloud” – che la sorprendente piattaforma PowerAI – fruibile “on premise” [...]

Disaster Recovery: promettimi che ci pensi

By | 2018-05-07T14:11:31+00:00 23 marzo 2018|Categories: infrastructure|Tags: , , , , |

Speriamo che l’imposizione del GDPR, il regolamento europeo che entra in vigore quest'anno, faccia ragionare le aziende. Ovunque ci si giri, le analisi su quanto e come i clienti siano attrezzati in caso di danni alle proprie infrastrutture IT sono sconfortanti. E, onestamente, non si può puntare il dito esclusivamente sull’irresponsabilità dei manager. Le infrastrutture IT oggi sono estremamente complesse poiché devono gestire una mole di dati in crescita esponenziale e sottostare a regolamentazioni articolate. È impensabile che un’azienda italiana possa attrezzarsi in risorse, metodi e tempi per stare dietro a tutta questa complessità. È da questa riflessione che deve crescere la consapevolezza che bisogna farsi aiutare (da uno bravo, si potrebbe dire). In tema di Backup e Disaster Recovery, Business Continuity e tutte le declinazioni sull’argomento che IBM riassume sotto il cappello unico di resilienza, i Business Partner giocano un ruolo importantissimo. “La resilienza è la capacità di un'organizzazione di anticipare, prepararsi, rispondere e adattarsi ai cambiamenti continui e progressivi e alle improvvise emergenze in un ambiente complesso”. Prendiamo la definizione di questo termine di gran moda direttamente da un’intervista a Sergio Eufemi, IBM Resiliency Services Leader di IBM Italia. E ci sembra che la definizione chiarisca molto bene il concetto. L’offerta IBM che aiuta un’azienda a essere “resiliente” è estremamente variegata e competitiva, al punto da meritarsi la posizione di leader nel Quadrante Magico di Gartner a proposito di Disaster Recovery as a Service (DraaS). Ed è compito dei Business Partner altamente qualificati, e magari Platinum come Uno Informatica, non solo trasferire il paradigma della resilienza secondo IBM ma occuparsi di tutte le “condizioni al contorno”. Un’offerta variegata e competitiva, inoltre, non è finalizzata a mostrare i muscoli nei confronti della concorrenza, ma è degna conseguenza delle problematiche che circondano il possesso e la gestione del dato. Sta al partner indirizzare il cliente verso le scelte più opportune operando in maniera estremamente razionale e secondo modelli ben strutturati. Un partner all’altezza del compito eseguirà una fase di analisi delle esigenze aziendali, della struttura preesistente e delle risorse. Ma deve essere un’analisi finalizzata a perseguire precisi obiettivi di business, e non tutti i partner sono strutturati in modo tale da poter fornire la consulenza adeguata con questo fine. La fase di analisi preliminare non potrà essere più corta di quella di implementazione delle soluzioni, e il partner competente dovrà prevedere un’altrettanta intensa fase di fine tuning. Ovvero, quella fase in cui si mette a punto l’infrastruttura modulando i software di gestione e preparandoli alle attività di routine, come il banale backup quotidiano, e alle emergenze, come quando accade un down dei sistemi o della rete, o un incendio nel data center. In definitiva, caro cliente, promettimi che ci pensi? E che, se vuoi realmente abbracciare la resilienza, ti affidi a un Business Partner con le carte in regola. CONTATTA UN ESPERTO

SAP Hana e S/4Hana: con IBM Power Systems è meglio

By | 2018-05-07T15:33:03+00:00 20 marzo 2018|Categories: infrastructure, Powersystems|Tags: , , , |

L’infografica realizzata da IDC in occasione del lancio della soluzione integrata IBM/SAP ha un titolo eloquente: Perché le aziende dovrebbero considerare IBM Power Systems per SAP Hana e S/4Hana. IBM ci spiega perché, e vale la pena capirlo, in tempi in cui sembra superato il concetto di sodalizio preferenziale tra piattaforma hardware e ambiente software grazie alla standardizzazione delle architetture oltre al fatto che, molto spesso, è sempre stato il software a doversi “rendere disponibile” all’hardware. In questo caso è il software a dettare le condizioni infrastrutturali a causa delle numerose funzionalità proposte e della esigenza di dover elaborare, e poi comprimere, una grande mole di dati eterogenei per garantire ai clienti validi strumenti di analisi e previsione. La soluzione SAP S/4Hana, infatti, propone nuove funzionalità alle aziende: dalle avanzate capacità di simulazione economica a una migliore comprensione del comportamento dei clienti. Dall’analisi dei costi e delle vendite in tempo reale agli alti livelli di servizio per le applicazioni rivolti alla cura della clientela. Per grandi esigenze, grandi soluzioni Un ambiente completo, insomma, che comprende un ERP, un CRM, un SRM (Supply Relationship Management) e un PLM (Product Lifecycle Management) in grado di gestire tutti gli ambiti di operatività di un’azienda, dalla produzione al marketing e al supporto alla clientela. Per garantire tutto questo, la piattaforma hardware su cui poggiare la soluzione SAP deve essere performante e affidabile. Così IBM alza la mano e mette sul tavolo la sua offerta IBM Power Systems, che promette in particolare due caratteristiche. In primo grado: “la virtualizzazione per ambienti di produzione, con maggiore virtualizzazione nativa” che, in soldoni, significa ottimizzazione dello storage, migliori prestazioni e sicurezza in fase di replica e prestazioni. Inoltre, IBM dichiara: “capacità superiore di eseguire carichi di lavoro misti” e qui il concetto si può semplificare in “massime performance”. Non è solo marketing Ma, alla fine, ha senso spingere così una soluzione integrata hardware e software? Se il cliente è un’azienda di una certa dimensione, il che non vuol dire necessariamente ampiezza ma che magari maneggia dati eterogenei e sensibili come una realtà bancaria per esempio, allora il senso c’è eccome. L’armonia tra lo scheletro, l’hardware, e il sistema muscolare, il software, di un ambiente integrato come SAP Hana e IBM Power diventa funzionale al successo di un’azienda moderna che si misura in un panorama internazionale estremamente competitivo. È questo ciò che un cliente si dovrebbe sentir dire da un Platinum Business Partner di IBM, che già in fase di prevendita dovrebbe illustrare ed espandere i concetti esposti nell’infografica riassuntiva. Scarica l'infografica CONTATTA UN ESPERTO

IBM FlashSystem e soluzioni SSD: fondamentale comprendere le differenze

By | 2018-05-07T17:02:08+00:00 6 marzo 2018|Categories: infrastructure, Storage|Tags: , , , |

In un mercato fortemente competitivo e in cui la domanda è costantemente in aumento, è estremamente complicato dimostrare a clienti e prospect i vantaggi di una certa soluzione. Con il rilascio della nuova offerta IBM FlashSystem, l’azienda americana ha sicuramente dato uno scossone al comparto dello storage e una spallata ai diretti concorrenti. Le peculiarità dei nuovi IBM FlashSystem sono state ampiamente illustrate a clienti e partner in diverse occasioni. In particolare, si è evidenziata la maggiore densità dei sistemi che permette di memorizzare più dati con lo stesso ingombro, la capacità di migrare più semplicemente i dati in caso di disaster recovery ma, soprattutto, le prestazioni decisamente migliorate. La tecnologia IBM FlashCore, inoltre, secondo i benchmark IBM garantisce prestazioni fino a 30 volte superiori rispetto alle soluzioni equivalenti della generazione precedente, a un prezzo più conveniente. Inoltre, è in grado di elaborare i dati aziendali in tempo reale senza impattare sull’infrastruttura e garantendo una velocità di elaborazione fino a 10 volte superiore rispetto a soluzioni equivalenti. Lo storage IBM fa sistema Ma, anche senza andare a sviscerare le caratteristiche del cuore delle soluzioni IBM FlashSystem, è facile individuare un primo elemento di distinzione che dovrebbe far preferire IBM alla concorrenza. Per questo basta porsi una domanda: siamo sicuri che la tecnologia IBM FlashSystem e le tecnologie All Flash basate su SSD – memorie a stato solido - degli altri produttori siano paragonabili ed efficienti allo stesso modo? IBM FlashSystem è pronto per le esigenze odierne Effettivamente no, come spiega un white paper dall’eloquente titolo “Flash or SSD: Why and When to Use IBM FlashSystem”. Riassumendo le conclusioni del paper si può affermare che IBM FlashSystem si dimostra più efficiente per le nuove necessità aziendali: le transazioni online, la Business Intelligence, i processi analitici, il disaster recovery dinamico. Sintetizzando ulteriormente, è proprio il termine System, sistema, che fa la differenza. La piattaforma hardware degli IBM FlashSystem risulta più omogenea rispetto alle altre, garantendo al dato una strada sicura e senza soluzione di continuità all’interno dell’hardware, mentre le soluzioni concorrenti non garantiscono la stessa “serenità”. In definitiva, attenzione! Per le esigenze di un’azienda moderna non è sufficiente scegliere un fornitore che dichiari che una soluzione storage enterprise è basata su tecnologie flash. È fondamentale essere consapevoli che tra una soluzione IBM FlashSystem e un’altra qualsiasi basata su SSD c’è una differenza abissale, che si manifesta nelle prestazioni e nella capacità delle soluzioni IBM di “fare sistema” tra le diverse componenti hardware impiegate in una soluzione di storage. Scarica il white paper CONTATTACI PER UNA CONSULENZA PERSONALIZZATA

IBM QRadar Security Intelligence: un ottimo strumento da tarare insieme al partner

By | 2018-05-07T16:31:17+00:00 27 febbraio 2018|Categories: Security|Tags: , , |

La sicurezza aziendale si fa predittiva: oggi, attraverso l’analisi del comportamento di chi, o che cosa nel caso di IoT, accede alla rete aziendale si costruisce uno scenario di previsione al fine di prevedere, e bloccare, il prossimo attacco. Oggi tutti i vendor di soluzioni di sicurezza approcciano il tema in questo modo: imparare a prevedere il futuro dall’esperienza. L’ambito tecnologico che si occupa dell’analisi delle informazioni per proteggere una rete aziendale si definisce SIEM (Security Information and Event Management) e si avvale di strumenti specifici. Uno dei più validi secondo diversi analisti è la IBM QRadar Security Intelligence Platform. Si tratta di una architettura unificata per l’analisi degli eventi di log, dei flussi di rete, dei pacchetti, delle vulnerabilità, dei dati relativi agli asset aziendali e delle violazioni alla sicurezza. Ovvero, l’architettura prende in carico il controllo degli accessi alla rete e ai sistemi aziendali monitorandoli in tempo reale. Non solo analisi ma anche intervento in tempo reale Grazie, poi, all’integrazione con altre soluzioni IBM, come per esempio Sense Analytics, è possibile confrontare i comportamenti rilevati con un archivio in continuo aggiornamento in modo da individuare subito le attività sospette. Con IBM QRadar Security Intelligence non solo si monitorano le attività, riuscendo anche a compiere il percorso a ritroso di chi ha compiuto il danno, e si segnalano quelle più a rischio, ma è possibile intervenire immediatamente. Inoltre, la soluzione di IBM identifica i problemi di configurazione di rete e dei dispositivi connessi e può essere molto utile nel soddisfare i criteri di conformità sul trattamento dei dati previsti dalla normativa. Il ruolo del partner nella configurazione di IBM QRadar Security IBM QRadar Security Intelligence propone un’interfaccia utente semplice dal colpo d’occhio immediato e fornisce report e alert facilmente comprensibili. Ma, allora, un’azienda cliente può pensare di configurare la soluzione da sola? Non è detto. Il contributo di un Platinum Business Partner IBM come Uno Informatica è determinante. In fase di configurazione perché è necessario comprendere insieme al cliente la struttura IT, definire le componenti prioritarie e analizzare gli accessi. E può essere determinante in fase di analisi dei dati rilevati, al fine di correlarli correttamente e visualizzarli in una modalità facilmente fruibile. SCOPRI DI PIÙ SU IBM QRADAR CONTATTACI PER UNA CONSULENZA

Qual è il valore aggiunto di un Platinum Business Partner IBM oggi?

By | 2018-05-07T15:10:03+00:00 20 febbraio 2018|Categories: infrastructure|Tags: , , , |

Soluzioni sempre più complesse, articolate, che richiedono tante competenze e interlocutori diversi tra i clienti. Non è facile essere Platinum Business Partner IBM oggi, ma qualcuno in Italia ci riesce, appena in cinque per la verità. Il ruolo di un partner di un vendor con un’offerta completa, corposa e innovativa come IBM è sempre stato di aggiungere valore alla vendita attraverso la consulenza preliminare, l’attenzione nell’implementazione del progetto e la cura nella fase di manutenzione e assistenza. Oggi le tre attività rimangono le basi della missione di un partner altamente qualificato, anche se si sono dovute rimodulare. Anche la mission è sempre quella: risolvere i problemi dei clienti e costruire delle offerte tailor made (su misura) a partire da soluzioni standard, integrate e spesso complesse da assemblare. Se si vuole dare un significato concreto al termine “tailor made” per non considerarlo solo un termine di marketing, si deve partire prendendo le misure per il vestito. Ciò significa analizzare attentamente l’infrastruttura e i processi del cliente grazie a strumenti applicativi costruiti ad hoc o standard come quelli dell’offerta IBM. “Considerando un impiego di una decina di persone circa su un progetto per un’azienda di qualche centinaio di migliaia di euro – racconta Francesco Camorri, amministratore delegato di Uno Informatica – le prime tre che si occupano del design della soluzione sono fondamentali.” Parlare la stessa lingua del cliente E, se una volta, l’abilità commerciale di un venditore poteva essere sufficiente, oggi è determinante quella di un sistemista che si siede allo stesso tavolo dei responsabili IT del cliente e che parla la loro stessa lingua. Insieme al tecnico, diventa poi fondamentale la risorsa che si occuperà di confezionare e, soprattutto, quantificare la soluzione. Per una felice conclusione di un progetto, insomma, è fondamentale il mix di competenze di alto livello insieme a tool specifici per l’analisi delle performance dell’infrastruttura IT del cliente. Cambia anche il tipo di manutenzione E poi? Dopo che passano i mesi di implementazione del progetto e che il cliente può finalmente usufruire dei nuovi sistemi o di un nuovo storage, che succede? Anche la componente di manutenzione e di assistenza di un’offerta integrata di un Platinum Business Partner IBM si è adeguata ai tempi. Oggi le grandi aziende tendono a mantenere un totale controllo sull’infrastruttura e sui dati preferendo affittare lo spazio in un data center piuttosto che affidarsi a una cloud. Ma le aziende clienti non hanno le risorse per il monitoraggio costante delle infrastrutture e così, ancora una volta, è il partner che può prendere in carico questa attività, ammesso che possa garantire tutte le certificazioni necessarie alla gestione di sistemi altamente complessi. CONTATTACI SCOPRI DI PIÙ

Una metodologia preliminare aiuta a ottimizzare gli interventi

By | 2018-05-07T16:39:46+00:00 13 febbraio 2018|Categories: infrastructure|Tags: , , , |

La professionalità di un partner IT si vede soprattutto dall’approccio. Meglio diffidare di chi propone di rivoluzionare totalmente l’infrastruttura dopo pochi anni, se esiste ancora qualcuno che si presenta in questo modo. Gli investimenti in nuove tecnologie abilitanti alla Digital Transformation possono essere alti, e il grado di complessità delle soluzioni può richiedere tempo e ulteriori investimenti per abituare le risorse aziendali alle novità. Preferibile, dunque, andarci con i piedi di piombo e scegliere un approccio soft che parta da dati oggettivi e che risponda a domande precise. Cosa dovrei cambiare della mia infrastruttura IT e perché? E, soprattutto: il cambiamento che benefici porterà al mio business? Per questo, un partner professionale propone un’analisi preliminare dell’infrastruttura, che si tratti di sistemi, storage, networking, ecosistema applicativo o di tutto questo. Ma l’analisi può essere empirica od oggettiva, basata su informazioni precise. Uno Informatica ha investito risorse e sviluppo in un tool metodologico basato su dati oggettivi. Si procede installando dei piccoli software di monitoraggio del flusso dei dati circolanti in una certa infrastruttura e, soprattutto, in grado di misurare le performance dei database o delle fonti dati dei diversi applicativi. “Attraverso l’analisi di questi dati – Duccio Manganelli, responsabile commerciale di Uno Informatica - siamo in grado di dire al cliente l’entità dei miglioramenti ottenibili sull’infrastruttura e, soprattutto, su quali applicazioni o istanze si debba intervenire”. La metodologia, costruita attorno a uno strumento software proprietario e a strumenti specifici di IBM di Application Performance Management, punta su una caratteristica distintiva. Non si vuole solo avere un’idea precisa degli interventi da fare sull’infrastruttura in base alle criticità osservate ma individuare i colli di bottiglia delle diverse applicazioni. Perché, alla fine, se è facile immaginare di migliorare le prestazioni di un hardware semplicemente aggiornandolo alle componenti più nuove, è molto più complicato capire quali e per quale motivo certe applicazioni non rispondono come dovrebbero, soprattutto oggi, dove lo scambio di dati tra di loro è molto frequente. In conclusione, perché il monitoraggio delle applicazioni è così rilevante per il proprio business? Per 4 motivi principali: Avere un quadro preciso di cosa fanno le applicazioni e di come interagiscono tra loro Avere un’idea concreta dell’impatto dei colli di bottiglia sul business aziendale Ottimizzare i costi IT Introdurre un approccio moderno alla gestione IT CONTATTACI SCOPRI DI PIÙ

Software Defined Storage: scegli un partner competente

By | 2018-04-13T16:49:41+00:00 6 febbraio 2018|Categories: infrastructure, Storage|Tags: , |

Secondo Gartner, entro il 2019 il 70% delle soluzioni storage disponibili sarà in versione “software only”. Cosa vuol dire? Che anziché aspettarci rivoluzioni nell’offerta hardware, che proseguirà certamente lungo il “paradigma flash” su cui IBM ha scelto di puntare, dovremmo immaginare altre direzioni. Il focus dell’innovazione in questo ambito sarà un altro e riguarderà una componente IT che non morirà mai: il software. Saranno le soluzioni software a dettare la linea, saranno le novità degli applicativi di gestione dell’hardware che le aziende clienti dovranno tenere d’occhio. D’altronde, se Idc prevede un costo complessivo per la copia dei dati di circa 50 miliardi di dollari nel 2018, è evidente che l’equazione +dati=+spazio non è più sostenibile. Sono noti a tutti i trend di crescita esponenziale degli archivi digitali di una singola azienda, per immaginarlo basta fare un piccolo esperimento: contiamo quante foto abbiamo archiviato sullo smartphone in una settimana. Di fronte a una crescita senza controllo dei dati da archiviare, spesso per esigenze normative, la risposta non può essere più spazio o più hardware. La risposta si chiama Software Defined Storage, un mercato con un tasso di crescita previsto del 35,20% dal 2015 al 2019. Definizioni tante, vantaggio uno (ma buono) C’è stato un momento in cui il termine Software Defined Storage rischiava di non essere niente di più di un concetto di marketing, vista la difficoltà di darne una definizione semplice ma precisa. Nel corso degli ultimi anni, però, i casi di successo intorno all’SDS hanno dimostrato che dietro a un concetto difficile c’è tanta concretezza. Molto semplicisticamente, il Software Defined Storage è la gestione dello storage via software in totale indipendenza dall’hardware. In questo modo, fornitori e clienti non dovrebbero più preoccuparsi (tanto) dell’obsolescenza dell’hardware. Eviterebbero così la continua rincorsa a nuove componenti, che equivarrebbe alla spesa di un sacco di soldi nell’adeguamento delle strutture per stare dietro al moltiplicarsi del dato. Senza entrare troppo nei dettagli della singola offerta IBM, di cui si trova tutto qui, c’è un aspetto che riguarda direttamente il rapporto cliente-partner. Se, infatti, nella gestione dello storage diventa determinante la piattaforma, con lei lo diventa anche un’altra voce, i servizi. Già, perché il software deve essere customizzato a seconda delle esigenze del cliente, certamente in fase di installazione della soluzione, ancora di più in fase di maintenance e di adeguamento in corso d’opera ai cambiamenti dello storage. Se il Software Defined Storage dipende fortemente dal software e dai servizi correlati, diventa necessario per l’azienda cliente affidarsi a un partner competente, con le certificazioni e con le referenze giuste in quest’ambito. Perché la gestione del dato non può essere affidata a un partner improvvisato. CONTATTACI PER UNA CONSULENZA PERSONALIZZATA

Dopo il caso Spectre-Meltdown c’è bisogno di serenità

By | 2018-04-13T16:03:02+00:00 1 febbraio 2018|Categories: infrastructure, Powersystems|Tags: , |

I bug Spectre e Meltdown scoperti a gennaio all’interno delle architetture x86 di Intel sono stato definiti tra i peggiori della storia dell’informatica, per un paio di motivi. Intanto perché si sono manifestati nella struttura hardware dei chip e non possono essere risolti con aggiornamenti standard e perché si tratta di vulnerabilità presenti su architetture in circolazione da una decina d’anni. Inizialmente sembrava che fossero problemi solo di Intel ma, pochi giorni dopo, si è compreso che erano a rischio anche i processori di altri Vendor, IBM inclusa. I bug Spectre e Meltdown possono rappresentare un’ecatombe dato che i sistemi attaccabili potrebbero essere quelli di una banca, di una grande azienda, di un ente governativo, che, se non prontamente aggiornati, rimangono esposti alle vulnerabilità. Successivamente all’annuncio c’è stata una rincorsa alla patch da parte di tutti i produttori di processori basati sullo stesso tipo di architettura, un lavoro complesso che richiede diversi giorni. IBM stessa ha ideato subito un’attività mensile di “correzione” delle infrastrutture presenti nei propri datacenter che forniscono i servizi cloud. Che le vulnerabilità siano presenti o meno, ovvero che le diverse famiglie di processori IBM Power Systems siano effettivamente attaccabili o meno, in questa situazione meglio non rischiare. Meglio fare qualcosa in più per rassicurare i clienti piuttosto che trovarsi coinvolti nell’isteria collettiva provocata dall’inevitabile polverone mediatico. Ed è questa la strategia che ha perseguito fin da subito IBM, dimostrando particolare attenzione al problema e investendo tempo e risorse nella tutela dei propri clienti con il supporto dei propri Business Partner. Durante il mese ipotizzato da IBM per mettere in sicurezza le proprie strutture il processo operativo è abbastanza chiaro. Subito Big Blue ha messo al lavoro i suoi sviluppatori per rendere disponibili al più presto le patch per tutti i sistemi in circolazione, in seconda battuta i clienti che hanno architetture IBM Power Systems in casa, dunque che non usufruiscono o usufruiscono solo parzialmente di servizi in cloud, dovranno darsi da fare per assicurarsi che i loro sistemi siano aggiornati e, quindi, protetti dalla vulnerabilità. In tutto questo, ci si chiederà, cosa c’entrano i Business Partner? Durante il periodo di correzione l’azienda cliente dovrà giovarsi di un Business Partner responsabile, magari un Platinum come Uno Informatica, che segua la linea strategica di IBM e metta in campo tempo e risorse per supportare i propri clienti. Probabilmente molte aziende saranno in grado di fare da sole, molte l’avranno già fatto, andando subito a informarsi presso le fonti ufficiali IBM, a verificare se i loro sistemi in-house siano a rischio e scaricando e installando le patch necessarie. E tu, qual è il tuo piano di difesa? CONTATTA UN ESPERTO

Lo storage IBM cresce, nel 2018 ancora di più

By | 2018-04-13T15:49:33+00:00 23 gennaio 2018|Categories: infrastructure, Storage|Tags: , |

Dopo 22 trimestri di sofferenza, le vendite di IBM sono tornate a crescere. Il quarto trimestre del 2017 ha fatto segnare un +3,5% globale nelle vendite rispetto allo stesso periodo del 2016 (da 21,77 miliardi a 22,54 miliardi di dollari per trimestre). Una boccata d’ossigeno per tutte le divisioni di Big Blue che ha sorpreso in positivo gli analisti e che non ha inciso sugli utili, e sui dividendi, per una questione di esborso di tasse legata al rimpatrio dei profitti accumulati fuori dagli Stati Uniti. I risultati, resi pubblici in quanto azienda quotata, hanno determinato una serie di riflessioni da parte di giornalisti e analisti che sono andati a sviscerare ogni tipo di dato relativo a unità di business e soluzioni. Parlando di storage, sebbene sia ancora presto per tirare le somme rispetto alla ventata di novità presentata recentemente, i dati indicano una crescita anno su anno dell’8%, più ridotta rispetto alle soluzioni IBM System Z e IBM Power Systems, ma è pur sempre una crescita. In particolare, lo storage IBM cresce per il quarto trimestre consecutivo pur con un indice inferiore alla doppia cifra. Martin Schoreter, prima CFO e ora senior vicepresident per i mercati globali, ha dichiarato: “L’hardware storage è cresciuto dell’8%, ed è la quarta crescita consecutiva del comparto, ovviamente siamo di fronte a un certo slancio. Stiamo guadagnando quote in un mercato molto competitivo, mantenendo stabili i margini”. Inoltre, ha proseguito il manager: “abbiamo registrato una crescita in doppia cifra nella fascia alta dell’offerta, il che dimostra di aver intercettato la domanda di architetture flash, insieme a quella di maggiore capacità” e: “l’offerta all-flash cresce in doppia cifra e più della media del mercato”. Insomma, facendo una summa tra dati oggettivi pubblici e dichiarazioni, il messaggio è: stiamo iniziando a vedere i frutti della nuova strategia. Ma giornalisti e analisti non si accontentano delle dichiarazioni ufficiali e si aspettano mosse concrete nel corso di quest’anno (vedi qui per approfondimenti). Evitando di “spaccare il capello”, ciò che rimane da fare, per IBM e per i suoi Business Partner, è rimboccarsi le maniche e proseguire la rincorsa ai concorrenti come Dell EMC per tutto il 2018, forti di una base comunque solida. Sistemata la componente hardware con un forte investimento nelle tecnologie flash, ora per IBM sarà il momento di lavorare sull’architettura software, in particolare sulle Software-Defined e sull’Object Storage. Come fare, allora, per allinearsi velocemente alla concorrenza? La strada più plausibile, sempre secondo i più esperti, è quella dell’acquisizione. Si prevede, così, che in questi mesi Big Blue studi valore e offerta di alcuni vendor specializzati ai fini di un acquisto. Si tratta solo di rumors, ovviamente, ma neanche tanto ipotetici. Di fronte a questo scenario, cosa cambierà per partner e clienti? Beh, la parolina magica è ancora una volta “software”. La complessità delle architetture cresce, è importante accertarsi che i software che governano i nostri data center siano all’altezza delle nostre esigenze. Per questo è importante farsi supportare da un Business Partner IBM fortemente [...]