Spesso il termine “asset” entra nelle conversazioni aziendali all’improvviso. Si parla di asset, e se ne dà un valore, quando per un’azienda si prospetta un’acquisizione. Quando si è davanti a un cambiamento radicale, in positivo o in negativo. Se ne parla troppo poco, invece, durante la normale routine aziendale.

Ma, proprio perché a ogni asset aziendale corrisponde un valore misurabile, se ne dovrebbe parlare di più. Perché il valore dell’azienda è il valore dei suoi asset. Termine che oggi definisce molto di più di un semplice macchinario di produzione.

L’Enterprise Asset Management è un concetto molto ampio e complesso che IBM descrive come la gestione ottimale del ciclo di vita delle strutture fisiche di una qualsiasi azienda. Un’azienda che ha una visione completa e sempre aggiornata dei propri asset è un’azienda vincente, competitiva, che certamente non vedrà svenduti i suoi asset.

L’approccio IBM all’Enterprise Asset Management – declinato attraverso l’originaria offerta Maximo presto inglobata all’interno di Watson IoT – è stato talmente riconosciuto nel tempo dal mercato fino a diventare il leader assoluto. D’altronde, come non premiare una soluzione che, anche e soprattutto grazie al valore aggiunto dei partner di progetto, ha garantito tempi di fermo ridotti fino al 20%, un incremento fino al 20% dell’utilizzo del personale, una minore esigenza di inventario fino a un massimo del 30% e un utilizzo degli asset superiore al 3%?

  • Tempi di fermo ridotti del 5-20%
  • Utilizzo del personale maggiore del 10-20%
  • Esigenze di inventario inferiori del 20-30%
  • Utilizzo degli asset superiore del 3-5%

          *fonte IBM

Pillar e impatto dell’Enterprise Asset Management

Quali sono i pillar di una soluzione di Enterprise Asset Management? Ovvero, quali tecnologie può sfruttare oggi un’azienda per gestire i propri asset al punto da poter raccogliere un ROA (Return on Asset) reale e misurabile?

Gli assiomi tecnologici, oggi disponibili e consolidati, su cui si basa l’Enterprise Asset Management si chiamano Internet of Things (IoT), Software as a Service (SaaS), Wireless connectivity (Mobility) e Analytics (Big Data).

Tra tutti questi è indubbiamente l’Internet of Things l’abilitatore scatenante. Senza dotare gli asset di un sensore, semplificando, non si potranno sfruttare gli altri abilitatori. Rendendo “intelligenti” e connessi gli asset, si potrà godere dei dati a fini di monitoraggio e di predizione, sempre semplificando estremamente.

E su quali aspetti dell’ecosistema aziendale l’EAM va a incidere, in positivo?

  • Migliora la gestione del rischio e della compliance
  • Eleva la qualità dell’operatività
  • Determina una resilienza del business
  • Soddisfa le previsioni di business
  • Consolida il completo ecosistema.

O, se vogliamo, in tre claim: incrementa l’efficienza, abilita l’innovazione, trasforma il business.

Il ruolo del Business Partner IBM

Stabilito che un approccio EAM è opportuno e doveroso per l’azienda del futuro, e se non siamo ancora convinti possiamo dare un’occhiata ai casi di eccellenza riflettiamo sul ruolo del Business Partner IBM rispetto a questo approccio. Ci sono almeno quattro motivi per cui il ruolo del partner è fondamentale.

  1. Affinare il modello. IBM Watson IoT è un modello complesso, solo un partner che conosce il proprio cliente può definire l’approccio più opportuno.
  2. Implementare la soluzione. Per ogni azienda gli asset da monitorare sono diversi, è fondamentale stabilire le priorità di implementazione a seconda del diverso ambiente aziendale.
  3. Sviluppare gli integratori. Il ruolo di un System Integrator è proprio quello di aggiungere valore di sviluppo al fine di integrare gli asset all’interno dell’architettura It preesistente.
  4. Semplificare l’interpretazione. La mole di dati generata da una piattaforma di EAM è enorme e variegata, sta al partner filtrarli e rappresentare le informazioni nella modalità più immediata per generare business.

In quali mercati l’applicazione di un modello EAM risulta più efficace? Scopri di più qui.

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