Come due genitori che a cena parlano solo del loro primogenito, durante gli ultimi Think – appuntamenti di riferimento per IBM, i suoi partner e i suoi clienti – si sono viste foto di presentazioni sulla blockchain, loghi di clienti italiani che usano la blockchain, selfie con esperti della blockchain, hashtag e infografiche a tema.

Ed è legittimo, perché la blockchain in Italia, ma anche nel mondo, è un neonato. Ma è un figlio che promette veramente bene, non solo per IBM ma anche per i suoi parenti acquisiti, i partner.

IBM ha una precisa offerta blockchain, nato sulle basi del progetto Hyperledger creato dalla Linux Foundation già nel 2015. Ha tutto quello che serve, infrastruttura hardware, piattaforma software e servizi a corredo. Ora bisogna solo proporla ai clienti.

Per questo è utile dare visibilità ai cosiddetti progetti pilota dei pionieri italiani, i clienti che per primi hanno dato fiducia alla tecnologia e a IBM. È il caso di Barilla e del suo pesto, raccontato in questo video in cui si spiega la struttura del progetto, ma anche il valore che l’adozione della blockchain porta a clienti, fornitori e partner.

Blockchain, portatrice sana di qualità e fiducia

In estrema sintesi, una piattaforma blockchain permette di controllare e validare digitalmente tutte le fasi di un processo, dalla produzione alla distribuzione. La piattaforma è implementabile pressoché in qualsiasi contesto, anche se alcuni, come il food e il finance, in questo momento possono essere più sensibili alla sua introduzione.

È comprensibile come il controllo e la certificazione dell’intero processo di filiera possa godere di immensi benefici dall’introduzione di una blockchain. Dal monitoraggio e dalla raccolta degli elementi primari, come il basilico nel pesto, fino al trasporto e l’acquisizione della materia prima da parte del brand, il controllo qualità, la lavorazione con altri ingredienti e il confezionamento, tutto è monitorabile e certificabile.

Nell’arco di tutta la filiera, il brand è in grado di monitorare, controllare e validare tutto il processo, indipendentemente dal numero e dalla dislocazione di tutti gli elementi coinvolti, garantendo un elemento di qualità ai suoi consumatori estremamente differenziante.

Con la blockchain il brand potrà godere degli enormi effetti benefici in termini di marketing e quindi di percezione, fiducia e fidelizzazione da parte dei propri clienti.

I benefici della blockchain sono per tutti

Ma gli effetti benefici della blockchain non riguardano solo il cliente. Anche il partner qualificato che ha lavorato sul progetto insieme a IBM ne godrà. Come abbiamo detto, la blockchain si sviluppa attraverso tre ambiti specifici: infrastruttura, software e servizi. E, se l’infrastruttura e il software sono a carico del fornitore della soluzione, in questo caso IBM, il partner ancora una volta ha l’incarico di fare la differenza nell’ambito dei servizi.

Il ruolo del partner in un progetto di blockchain è di implementare un’offerta di servizi competente e coerente capace di generare un processo realmente abilitante all’innovazione.

Come un neonato, anche la blockchain ha di fronte una evoluzione, ma i tratti somatici sono già percepibili. Cosa fa il partner in un progetto di blockchain? Costruisce come un sarto l’offerta più opportuna per il proprio cliente, che nessuno come lui conosce così bene. In fase preliminare ne delinea misure e tagli, ovvero criticità ed esigenze, per poi passare alla fase operativa, lavorando al fine tuning in tempo reale.

Fondamentale poi, delineare la componente successiva al rollout della soluzione. Il monitoraggio e il miglioramento con l’inserimento di nuove funzionalità, tipiche di una tecnologia liquida e resiliente come la blockchain, devono essere delegati al partner che, in questo modo, si pone come effettivo abilitatore dell’innovazione liberando la creatività progettuale del cliente.

Tutto ciò è possibile a una condizione: il partner deve essere in grado di dimostrare la massima competenza rispetto a una tecnologia nuova e che richiede professionalità che forse ancora non esistono.

In Italia siamo ancora agli albori di una tecnologia acerba ma con radici molto solide ma è prevedibile che il 2019 sarà l’anno in cui i frutti dei primi progetti pilota matureranno e, allora, solo i partner che hanno già scelto di investire in un’offerta di servizi correlata potranno coglierli.

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