Come affrontare i rischi di sicurezza dell’IoT con QRadar e Watson

Come se non bastasse, al dipendente, il principale incubo per la sicurezza IT di un’azienda, si aggiungeranno presto i dispostivi IoT. I responsabili della sicurezza dovranno così mettere in conto, oltre alla superficialità dei comportamenti umani, la fragilità delle architetture IoT. L’integrazione nella rete aziendale dei numerosi dispositivi di cui spesso non si può garantire la sicurezza perché magari non se ne ha il controllo diretto, è certamente il pericolo pubblico numero uno che i CIO (Chief Information Officer) dovranno affrontare nel prossimo futuro. L’approccio al problema è totalmente nuovo. Un dispositivo IoT viene integrato all’interno della rete aziendale, diventando un endpoint a tutti gli effetti e, nella maggioranza dei casi, non è protetto da un livello di sicurezza equivalente a quello che un CIO può garantire agli altri terminali. Inoltre, può succedere, per esempio in un ambito Smart Fabric, che lo stesso dispositivo sia connesso a reti di diverse aziende e che la sua gestione non sia di propria competenza. Gartner si aspetta che più del 65% delle aziende entro il 2020 gestirà dispositivi IoT. Come fare a garantire l’aderenza alle normative sulla privacy? Il dispositivo IoT, in fondo, è un terminale da cui partono e arrivano dati e informazioni che, nella migliore delle ipotesi, sono protetti da standard di sicurezza classici di una rete come, per esempio, la crittografia. Le informazioni raccolte, inoltre, possono comprendere dati personali di cui, a causa delle normative sulla privacy come il GDPR, l’azienda è pienamente responsabile. È evidente, insomma, che i dispositivi IoT portino in eredità un’insicurezza intrinseca e nuovi livelli di incertezza. Non è un caso, infatti, che la sicurezza delle infrastrutture IoT sia la maggior preoccupazione degli esperti nei prossimi anni. Come garantire l’aderenza al GDPR della raccolta dei dati nel perimetro di una Smart City, per esempio dalle videocamere? Una soluzione integrata di monitoraggio e previsione IBM cerca di mettere una pezza al problema proponendo un’integrazione decisamente interessante. All’interno della soluzione IBM QRadar Security Analytics Platform, leader riconosciuta nel settore, il vendor ha integrato le funzionalità cognitive della piattaforma Watson pensate proprio per ambienti IoT. Così, si propone attraverso i partner la soluzione Watson for Cyber Security che ha l’obiettivo di rilevare le minacce nascoste e automatizzare gli insight grazie all’analisi dei dati non strutturati. Si tratta dell’approccio attualmente riconosciuto come il più efficace per anticipare eventuali attacchi. Si “ascolta” la rete per prevedere cosa potrà succedere e si fa affidamento sulla capacità di machine learning e di elaborazione di QRadar. Attraverso il nuovo approccio, IBM garantisce maggiore intelligenza, grazie all’interpretazione delle informazioni su un nuovo rischio che circolano in rete. Ma anche maggiore velocità di risposta e maggiore precisione, grazie alle capacità del motore di Watson e di QRadar. Anche in questo caso, infine, l’apporto del system integrator specializzato sarà determinante per comprendere le vulnerabilità di ogni singola architettura e tarare la soluzione IBM per ottenere i risultati aspettati. SCOPRI DI PIÙ SULLE SOLUZIONI DI SICUREZZA CONTATTACI PER UNA CONSULENZA

I mercati verticali più adatti a un approccio Enterprise Asset Management

Esistono dei mercati in cui la soluzione IBM Watson IoT e l’approccio Enterprise Asset Management è più opportuno? A ben vedere, ogni azienda possiede degli asset, indipendentemente dal fatto che generi prodotti o servizi. Un’azienda del settore della logistica, per esempio, si occupa di distribuire prodotti realizzati da altri ma possiede degli asset, i mezzi di trasporto, di cui ha necessità di ottimizzare rotte e impiego. Così, un modello di ottimizzazione degli asset, a ben vedere, è opportuno in (quasi) tutti i mercati verticali. Ma ci sono ambiti in cui l’utilizzo di soluzioni come IBM Watson IoT per l’EAM risulta ancora più efficace grazie alla generazione di ROI immediati e tangibili. Vediamo alcuni tra i più significativi e perché: Manufacturing. Il regno degli asset per eccellenza è la produzione industriale. L’implementazione della tecnologia IoT su macchinari e componenti all’interno delle fabbriche e dei magazzini è alla base del Piano Nazionale Industria 4.0 lanciato dal Ministero dello Sviluppo Economico. La sua applicazione non solo porta benefici alle aziende del comparto in termini di competitività e innovazione, ma abilita lo sfruttamento degli incentivi previsti. Transportation. Come detto, le aziende impegnate nel settore dei trasporti il più delle volte non generano un prodotto ma un servizio. Più si monitora questo servizio con sensori e agenti software, più si sarà capaci di interpretare i Big Data ricavati da questo monitoraggio e più sarà possibile ottimizzare il servizio, anche in tempo reale, generando business immediato. Energy & utilities. Il comparto è un classico esempio in cui produzione (prodotto) e distribuzione (servizio) convivono. Anche in questo caso l’apporto di un modello di Enterprise Asset Management può risultare determinante. Si pensi al suo utilizzo all’interno delle reti di trasmissione, degli impianti di produzione, delle piattaforme e delle raffinerie. All’interno di questo ambito, il comparto idrico, come sorgente di produzione di una materia prima, può trarre ampio beneficio dall’Enterprise Asset Management. Anche in questo caso l’obiettivo può essere il monitoraggio ai fini preventivi. Si pensi anche solo alle calamità naturali. Edilizia. Il comparto in cui la parola asset è nata non poteva non essere nella lista. Un tempo si faceva l’inventario e, ahinoi, in tante strutture pubbliche lo si fa ancora, a mano. Non sarebbe tutto più semplice, e più sicuro, monitorare da una console centralizzata stato, usura e movimenti degli asset mobili e immobili? Se poi andiamo a sfogliare i casi di eccellenza in cui un approccio Enterprise Asset Management è stato applicato con successo, troviamo casi virtuosi anche in settori diversi da quelli classificati. Perché, alla fine, siamo di fronte a un approccio metodologico. È proprio questo l’Enterprise Asset Management, un metodo completo grazie al quale è possibile riprendere in mano il controllo della propria azienda, grazie alla tecnologia. Qualcosa che va ben oltre la mera implementazione di una piattaforma hardware/software. Una metodologia che, se applicata bene grazie al supporto di un partner qualificato, non solo genera un ROI più o meno immediato, ma che determina un drastico cambiamento di visione della propria realtà aziendale [...]

Esalta il valore dei tuoi asset con un Enterprise Asset Management vincente

Spesso il termine “asset” entra nelle conversazioni aziendali all’improvviso. Si parla di asset, e se ne dà un valore, quando per un’azienda si prospetta un’acquisizione. Quando si è davanti a un cambiamento radicale, in positivo o in negativo. Se ne parla troppo poco, invece, durante la normale routine aziendale. Ma, proprio perché a ogni asset aziendale corrisponde un valore misurabile, se ne dovrebbe parlare di più. Perché il valore dell’azienda è il valore dei suoi asset. Termine che oggi definisce molto di più di un semplice macchinario di produzione. L’Enterprise Asset Management è un concetto molto ampio e complesso che IBM descrive come la gestione ottimale del ciclo di vita delle strutture fisiche di una qualsiasi azienda. Un’azienda che ha una visione completa e sempre aggiornata dei propri asset è un’azienda vincente, competitiva, che certamente non vedrà svenduti i suoi asset. L’approccio IBM all’Enterprise Asset Management - declinato attraverso l’originaria offerta Maximo presto inglobata all’interno di Watson IoT - è stato talmente riconosciuto nel tempo dal mercato fino a diventare il leader assoluto. D’altronde, come non premiare una soluzione che, anche e soprattutto grazie al valore aggiunto dei partner di progetto, ha garantito tempi di fermo ridotti fino al 20%, un incremento fino al 20% dell’utilizzo del personale, una minore esigenza di inventario fino a un massimo del 30% e un utilizzo degli asset superiore al 3%? Tempi di fermo ridotti del 5-20% Utilizzo del personale maggiore del 10-20% Esigenze di inventario inferiori del 20-30% Utilizzo degli asset superiore del 3-5%           *fonte IBM Pillar e impatto dell’Enterprise Asset Management Quali sono i pillar di una soluzione di Enterprise Asset Management? Ovvero, quali tecnologie può sfruttare oggi un’azienda per gestire i propri asset al punto da poter raccogliere un ROA (Return on Asset) reale e misurabile? Gli assiomi tecnologici, oggi disponibili e consolidati, su cui si basa l’Enterprise Asset Management si chiamano Internet of Things (IoT), Software as a Service (SaaS), Wireless connectivity (Mobility) e Analytics (Big Data). Tra tutti questi è indubbiamente l’Internet of Things l’abilitatore scatenante. Senza dotare gli asset di un sensore, semplificando, non si potranno sfruttare gli altri abilitatori. Rendendo “intelligenti” e connessi gli asset, si potrà godere dei dati a fini di monitoraggio e di predizione, sempre semplificando estremamente. E su quali aspetti dell’ecosistema aziendale l’EAM va a incidere, in positivo? Migliora la gestione del rischio e della compliance Eleva la qualità dell’operatività Determina una resilienza del business Soddisfa le previsioni di business Consolida il completo ecosistema. O, se vogliamo, in tre claim: incrementa l’efficienza, abilita l’innovazione, trasforma il business. Il ruolo del Business Partner IBM Stabilito che un approccio EAM è opportuno e doveroso per l’azienda del futuro, e se non siamo ancora convinti possiamo dare un’occhiata ai casi di eccellenza riflettiamo sul ruolo del Business Partner IBM rispetto a questo approccio. Ci sono almeno quattro motivi per cui il ruolo del partner è fondamentale. Affinare il modello. IBM Watson IoT è un modello complesso, solo un partner che conosce [...]

IBM Think 2018: cosa trasferiremo ai nostri clienti

L’evento più importante per IBM e per i suoi partner è da sempre fonte di ispirazione: riordiniamo le idee con Duccio Manganelli. Da IBM Think 2018 di Las Vegas non si può non tornare pieni di input positivi. Una gran mole di informazioni, novità ed esperienze che ha bisogno di essere assimilata, razionalizzata e, infine, modellata sulla propria realtà, per trasferire ai propri clienti l’energia positiva di una tecnologia che, oggi come non mai, si concede totalmente al business. Duccio Manganelli, responsabile commerciale e membro del consiglio di amministrazione di Uno Informatica, tenta di razionalizzare gli input e di sintetizzarli in questa intervista. Duccio, è possibile fare una sintesi proficua della tua esperienza all’IBM Think di Las Vegas? Ci provo, sviluppando sei concetti principali: tre paradigmi strategici e tre tecnologici che, poi, come vedremo si intrecciano inevitabilmente. L’ispirazione da cui ricaviamo il primo gruppo di concetti viene direttamente dallo speech dall’Amministratore Delegato di IBM Ginni Rometty. Intanto, dice Ginni, per le aziende è questo il momento di investire nella piena comprensione delle piattaforme digitali. Un momento in cui la tecnologia non è mai stata così vicina al business, un momento di profondo rinnovamento di entrambi. La conoscenza, e quindi la competenza, è un altro concetto particolarmente stressato da Ginni Rometty. In un mercato in cui si è in tanti, diventa essenziale evitare la standardizzazione delle piattaforme e dell’offerta ma, piuttosto, essere ben radicati nei settori verticali che si presidiano meglio, per esperienza e per conoscenza. Per noi di Uno Informatica, per esempio, significa essere pienamente coscienti delle esigenze del mercato del Fashion, del Retail, della GDO, del Pharma, delle Utilities, del Finance. Infine, il terzo asset fondamentale: la continua crescita di una profonda competenza tecnologica, quella che più ci appartiene. Passiamo ai concetti tecnologici. Sono altri tre, come detto, interconnessi tra loro e legati a un unico fattore comune: i dati. Va da sé che per IBM il Cognitive Computing, di cui fanno parte l’Intelligenza Artificiale e il deep/machine learning - in altre parole Watson e il PowerAI - sia il primo, fondamentale. A seguire l’Hybrid Cloud, altro paradigma portato al successo da IBM e, per finire, la Security. Queste tre aree le abbiamo definite interconnesse tra loro, ma anche componibili nell’ordine che più è opportuno, per noi System Integrator e, soprattutto, per i nostri clienti. Decliniamole una a una all’interno della filosofia di Uno Informatica. Certamente a noi di Uno Informatica l’Hybrid Cloud è quella che ci piace di più. Perché siamo integratori di sistemi e perché abbiamo una grande esperienza nello sviluppo di progetti Storage. Oggi il nostro approccio distintivo ci viene riconosciuto, dai clienti e da IBM. A seguire non posso che considerare la Security, imprescindibile dalla Cloud, dallo Storage e dal Networking, perché i dati vanno protetti, ovunque siano. Infine, viene il Cognitive. Non certo in una scala di importanza ma per una certa profondità del paradigma. Sia Watson – pensando alle soluzioni “on cloud” – che la sorprendente piattaforma PowerAI – fruibile “on premise” [...]

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